Anteprima Festival 2020

Anteprima Festival

Domenica 6 Settembre, ore 17.30

Cappella dei Contadini

Presentazione Programma 2020

Concerto e mostra del Maestro

Mark Kostabi

Presentazione a cura di

Gino Natoni

Mark Kostabi

Nato a Los Angeles nel 1960 da immigrati estoni, è cre- sciuto in California dove ha studiato disegno, pittura e mu- sica alla California State University di Fullerton. Si sposta a New York nel 1982 e già due anni più tardi emerge come figura di spicco nell’East Village dove coltiva una propria im- magine provocativa, sopratutto pubblicando alcune auto-in- terviste incentrate sulla mercificazione dell’arte contempora- nea. Con il 1987 le sue opere trovano un’ampia diffusione grazie a mostre non solo a New York ma anche altrove negli States, e in Giappone, Germania ed Australia. Accende ben presto l’attenzione della stampa grazie poi alla fondazione del Kostabi World (il suo studio in Manhattan), dove diversi altri artisti convogliano la loro ispirazione. Dal 1990 le sue opere vengono ampiamente conosciute in Italia, sino a che Kostabi non presceglie nel 1996 in Roma la sua seconda casa. Arriva a produrre un irrituale show televisivo (The Kostaby Show) mentre dal 200o al 2010 è articolista per Artenet.com.

Ha disegnato le cover per alcuni celebri album della sto- ria del Rock e del Jazz (da Use Your Illusion dei Guns ’N’ Roses ad Adios Amigos dei Ramones, da Holding Back The Years di Jimmy Scott a Holding Onto Strings Better Left to Fray degli Seether), oltreché numerosi prodotti per marche come la Swatch, la Bloomingdales, la Alessi, la Rosenthal e persino una ‘maglia rosa’ per il Giro d’Italia. Note le sue collaborazioni con artisti come E. Cucchi, Arman, H. Finster, T. Yokoo, E. Baj e P. Ko- stabi. Importanti retrospettive sui suoi lavori si sono tenute a Tokyo e a Tallinn, aggiungendosi alle oltre 60 collezioni perma- nenti che lo rappresentano in tutto il mondo, in prestigiosi musei tra cui il MoMa, il Metropolitan ed il Guggenheim. Nel 2006 Vittorio Sgarbi ha curato in Roma una vasta collezione di sue opere, presso il Chiostro del Bramante. Kostabi è anche auto- re di opere permanenti come il murale di Palazzo dei Priori di Arezzo, una grande scultura bronzea nella piazza centrale di S. Benedetto del Tronto, un ritratto bronzeo di Papa Giovanni Pa- olo II a Velletri ed un’altra scultura in Largo Villa Glori, a Terni.

Come musicista, Kostabi si è esibito internazionalmente sia come solista che insieme ad altri musicisti, tra cui: O. Coleman, S. Vega, J. Marotta, T. Levin, T. Esposito, M. Egan, T. Campbell, J. Lee, G.D. Langovits, G. Pritsker, D. Taylor, W. Schimmel, G. Lake, oltreché la Composers Concordance String Orchestra ed il Coro Polifonico ’S. Francesco d’Assisi’ di Terni. Diverse sue composizioni sono tate eseguite da noti artisti sulla scena internazionale, anche in celebri teatri come la Carnegie Hall, la Alice Tull Hall e la Estonian Concert Hall. Ha al suo attivo nu- merosi album, tra cui I Did It Steinway, Songs for Sumera, New Alliance, Kostabeat, Grace Notes, Closer to First e Multiple Bridges.

Più volte è stato soggetto di documentari girati da regi- sti come P. Bach, M. Sladek, P. Tschinkel, S. DiGregorio, B. Colella e J. Stimmel. Intervistato e discusso in numerosi pro- grammi televisivi di America, Europa e Giappone, Kostabi e e sue opere sono apparse su alcuni tra i più prestigiosi quoti- diani, riviste e periodici specializzati del mondo. Diversi libri si concentrano infine – più o meno direttamente – sulla sua arte e figura, tra questi: Sadness Because the Video Rental Sto- re Was Closed; Kostabi. The Early Years; Conversations with Ko- stabi; The Rhythm of Inspiration; Mark Kostabi and the East Village Scene 1983-1987 e Mark Kostabi in the 21st Century.

Note di Sala

Mark Kostabi può essere considerato, a tutti gli e etti, un artista globale infatti ,oltre ad essere famoso nel campo delle arti visive, è anche un compositore a erma- to nel panorama internazionale. Le sue composizioni sono eseguite da orchestre e solisti di primo piano in America, Giappone ed Europa.

Ecco alcuni suoi pensieri riguardo alla musica.

«Nel mio caso, la musica e l’arte sono molto intrecciate, ascolto sempre la musica mentre disegno o dipingo e penso in termini visivi mentre suono il piano e com- pongo. Entrambe le discipline utilizzano: colore, trama, ritmo, armonia, primo piano, sfondo, trasparenza. Le mie due carriere si sovrappongono: come pittore ho fatto molte copertine di album per musicisti, il più famoso è Use your illusion per i Guns n’ Roses Adios Amigos per i Ramones. Nei miei concerti, ogni tanto, mi piace fare un live painting, soprattutto nei concerti con Tony Esposito, che oltre ad essere il più famoso percussionista d’Italia è anche un abile pittore che ha frequentato l’Accademia a Napoli ed è stato allievo di Giuseppe Capogrossi. Con Tony, presen- tatomi da Achille Bonito Oliva, durante una delle tante feste che tenevo nella mia casa – studio di Roma, ho anche formato il Kostabeat, un gruppo che ha inciso anche un disco. Diverse sono le incisioni di mie composizioni e tutte le copertine sono fatte da me e riproducono le mie opere. Partecipo a festival jazz e rassegne musicali nel mondo e anche al Pescara jazz in Italia. Ho conosciuto uno dei migliori direttori d’orchestra viventi al mondo, Paavo Järvi, che recentemente ha diretto la New York Philarmonic al Lincoln Center, un musicista eccezionale con un grande entusiasmo. Il concerto è stato fantastico, Dvořák, Sibelius e Ravel, mi è piaciuto tutto ma il mio preferito è stato Daphnis et Chloe, Ravel sapeva come trasformare l’orchestra in un organismo totalmente vivente. Allo stesso concerto, sono rimasto sorpreso nel vedere Alec Baldwin, ma poi ho scoperto che aveva perfettamente senso. Non tutti i suoi fan sanno che è un appassionato di musica classica, ama Si- belius e Ravel ed ha donato un milione di dollari alla Filarmonica di New York. Ho chiacchierato brevemente con lui nel back stage, mangia al Café Fiorello, dall’altra parte della strada rispetto al Lincoln Center che è pieno di miei quadri. Sempre al Café Fiorello, di recente, ho realizzato un’opera che ritrae il grande Placido Do- mingo, al quale hanno dedicato una stanza, la stessa dove lui mangia regolarmente dopo i suoi concerti al Metropolitan Opera, per celebrare i suoi 50 anni di opera. La presentazione è stata grandiosa, con molte stelle della lirica presenti, oltre alla mia grande amica Suzanne Vega».

 

 

                                                                                                                                               Gino Natoni

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